la guerra dei Devaux

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inizia la pubblicazione a puntate di La guerra dei Devaux” di M.Bono

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1°puntata: ANDERSONVILLE…L’arrivo del carro-prigione al campo trovò una lunga fila di barbe incolte, su lacere e sporche divise grigie, schierate a salutare il nuovo arrivato. Pochi avevano avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, ma molti ne conoscevano la fama di glorioso ufficiale del Sud.
Quando venne fatto scendere dal carro e trascinato in catene attraverso tende e capanne verso una baracca isolata, in tanti esibirono un rispettoso saluto militare. Il prigioniero venne portato all’interno e fatto sedere sulla panca addossata alla parete: il lungo, faticoso e penoso trasferimento dal tribunale all’informe pantano del campo di Andersonville, senza nemmeno scendere dal carro per i bisogni più elementari, lo lasciò in posizione instabile, appoggiato alla parete di legno.
Passarono alcuni minuti senza che né i due soldati, né il sergente che lo avevano accompagnato lo lasciassero solo. Poi nella luce della porta comparve una figura altera di ufficiale in divisa blu: -Benvenuto, Capitano Devaux! Le abbiamo riservato un alloggio singolo, così non disturberà gli altri prigionieri e potrà riflettere sulle sue colpe per i due giorni che le restano da vivere! E’ ancora in tempo a chiedere un prete! Per quel che mi riguarda a Chattanouga ho perso un cugino… Sarà un piacere vederla penzolare dalla forca!- Il comandante del campo se ne andò con un ghigno ironico. Il sergente gli tolse le catene da polsi e caviglie, quindi uscì assieme ai due soldati e chiuse il pesante catenaccio alle sue spalle: ad una ventina di metri c’era una postazione di guardia giorno e notte. Ma, in quelle condizioni, il capitano Devaux non sarebbe riuscito a fuggire nemmeno con la porta spalancata! L’unico sforzo che riuscì a fare fu di cadere di fianco sulla panca per chiedersi che ne era di sua moglie e di sua figlia in quel momento e finire in pochi attimi in un sonno agitato: vide la sua bella casa in preda alle fiamme, moglie e figlia trascinate dalle giacche blu nello stesso carro prigione che lo aveva portato ad Andersonville. Poi tutto svanì come per un giramento di testa e si ritrovò al processo militare: un ufficiale in blu lo accusava di crimini di guerra, avendo assalito e massacrato, coi resti del suo squadrone a cavallo, un accampamento nordista una settimana dopo la fine della guerra… Replicare che, rimasti isolati, non avevano avuto notizie in merito e che le truppe dell’unione li stavano braccando, non certo per far loro l’onore delle armi, com’era successo ad un altro reparto confederato, sterminato ad Albany, e che loro non si erano mai macchiati di violenza su civili e di distruzione ed incendi di fattorie servì solo ad accelerare la sentenza… “Colpevole!”… “E mia moglie, mia figlia?!?...” Solo un ghigno ironico ed un cenno di portarlo via venne dal giudice… Si risvegliò dall’incubo madido di sudore, ma più cattivo di prima: dopo ciò che aveva visto nella guerra civile non gli importava tanto di morire, ma non poteva andarsene così, senza sapere dei suoi cari! Cominciò a riflettere sulle alternative possibili, dalla fuga al malore, magari corrompendo una guardia, ma con cosa, o con quale promessa?
Mano a mano che la luce che proveniva dall’unica finestrella si affievoliva, aumentava il brusio all’esterno, finché non sentì dei passi in avvicinamento: pensò al rancio serale. Così era, ma accompagnato da strani personaggi: non guardia e piantone, ma dal comandante del campo, sergente ed un peso massimo in abiti civili con faccia da burocrate. Appoggiarono il rancio a terra lontano dal prigioniero, che ebbe così la conferma che non erano venuti per ristorarlo.
-Capitano, le presento l’Avvocato Beam! E’ lui che ha suggerito al procuratore, nel suo processo, di accusarla solo di crimini di guerra e di dimenticarsi completamente del suo assalto al convoglio militare a Knoxville, che portava una cassa con circa duecentomila dollari e gettoni d’oro per altri centomila, destinati alle paghe per l’esercito… Già, Devaux trattenne il sorriso nella sua testa: quello fu proprio un bel colpo! Intercettato un dispaccio dell’unione, erano riusciti a decifrarlo (anche con l’aiuto più o meno volontario di un ufficiale nordista prigioniero), dopodichè, con uno dei suoi fulminei atti di guerra, avevano dirottato quella cassa verso il Generale Lee… Peccato solo che, l’aveva saputo solo sei mesi dopo, il responsabile della consegna era sparito nel nulla col prezioso carico. Ma, da quel che sentiva, questi non lo sapevano! Il comandante continuò ironico: -Adesso però il popolo dell’unione vuole indietro quei soldi, tanto lei, da morto, non se ne fa nulla! Non dicendocelo potrebbe solo provare come in soli due giorni si possa stare così male da chiedere di farla finita prima del tempo!- Guardò il sergente che, nella mano destra, aveva infilato un pugno di ferro.
Ma Devaux non era il tipo da spaventarsi facilmente, anzi aveva già intuito come giocarsela: -E tu pensi in soli due giorni di estorcere a me una ricchezza tale?!?... Sei solo un bastardo illuso burocrate in divisa!- Sapeva che, per evitare di lasciargli lividi in faccia, il pugno di ferro sarebbe arrivato basso: attutì il colpo piegandosi e torcendo il busto verso sinistra, quindi scattò col gomito destro in faccia al sottufficiale, spaccandogli un sopracciglio… Questi accusò per un attimo, poi, perso il controllo e con la vista offuscata, gli si aggrappò alla camicia con la mano sinistra e con la mano armata lo colpì ripetutamente al volto, schizzando sangue ovunque. Il comandante urlando riuscì alla fine a fermarlo: -Fermo, maledizione, ti avevo detto di non toccarlo in faccia! Stupido essere, mi dici che diremo all’esecuzione quando lo vedranno in questo stato?!.. Tiralo su,- Devaux era a terra semisvenuto, in una pozza di sangue: -Ripuliscilo e cerca di renderlo presentabile per dopodomani…-
Il sergente, brontolando scuse incomprensibili, sollevò il sudista di peso, lo riappoggiò sulla panca, poi si slacciò il fazzoletto dal collo e, immergendolo nella brocca d’acqua, cercò di lavargli le ferite. Dopo qualche minuto Devaux, ansimando, si riprese: -Te l’avevo detto, comandante, che sei solo un bastardo burocrate in divisa!- Il sergente rialzò il pugno, ma fu subito bloccato: -Fermo, idiota, toccalo ancora e ti metto agli arresti!..-
-Non vorrei che agli arresti finissi tu, comandante! Sai bene che all’esecuzione di un ufficiale come me sarà presente un inviato governativo con tanto di fotografo… Non credo avranno dubbi sul fatto che sono stato torturato!- Il volto del comandante ora era teso allo spasimo: Devaux lo lasciò alcuni attimi nell’angoscia e poi tirò il rischio finale: -Credo che ti rimanga un’unica possibilità: trascinarmi fuori dal campo, crivellarmi di colpi e scrivere nel rapporto che avevo tentato la fuga! Ma in ogni caso puoi salutare i tuoi soldoni e restare il fallito che sei!-
Quindi si riappoggiò al muro, chiuse gli occhi e tirò un lungo sospiro come per riposarsi e chiudere la discussione. Il comandante fece un cenno agli altri due ed uscirono.
La mattina seguente avvertì un numero maggiore di passi dell’ultimo incontro. La porta si aprì: comandante, Beam, sergente e uno strano tipo, mingherlino e occhialuto attorniarono la panca dove era sdraiato: Devaux, da sotto il gonfiore sanguinolento del suo viso non mosse ciglio.
-Questo è il nostro Dottore, che vi ha preparato una sua specialità… C’è dentro del mescal! Sotto il suo controllo, vi provocherà una morte apparente, che lui certificherà. L’indomani, dato che sarà arrivata una richiesta da parenti per seppellirvi al vostro paese, sergente, avvocato e dottore vi ci avvieranno in una bella bara areata ed io, convocato ad Atlanta, vi raggiungerò al primo paese. A quel punto, dopo avervi salvato dall’esecuzione, mi aspetto naturalmente che ci portiate al denaro… o avremmo tutto il tempo che vogliamo per convincervi!.. A presto, capitano!- Ed abbandonò la compagnia.
Il sergente lo aiutò a sedersi e Doc gli allungò il piatto: Devaux aveva sentito parlare degli effetti del mescal, ma anche se non aveva idea di che rischio potesse correre nel mangiare quell’intruglio, quello era il gioco che aveva cercato! E poi, uno che, restando, il giorno seguente sarebbe penzolato dalla forca, non aveva niente da perdere! Nonostante le fitte alle mascelle, si mise lentamente, ma quasi con gusto a mangiare; aveva quasi vuotato il piatto quando arrivò la nebbia, la testa cominciò a girare… Qualcuno la aiutò a sdraiarsi nel buio della panca…

2°puntata: LIBERO…

Si risvegliò con lo stomaco che vorticava al ritmo del movimento ondulatorio sussultorio della cassa col coperchio semiaperto adagiata sul carro che marciava in direzione nordest, a giudicare dal raggio di sole che entrava da un paio di fori praticati sul coperchio.

Devaux resistette alla tentazione di prendere a pugni la bara per farsi aprire: voleva prima diradare la nebbia nell’assenza della sua mente, tanto più che il panno, ripiegato sotto la testa come cuscino, era abbastanza confortevole. Resistette finché il carro non si fermò. Due mani tolsero il coperchio della bara e, in controluce gli comparve il sergente: -Salve Capitano, siamo alla sosta… Ce la fa a scendere?- E allungò una mano per aiutarlo. Devaux vi si aggrappò e si fece togliere da quella prigione. Scoprì una verde e bassa campagna che gli girava ancora attorno; scesero e si rifugiarono dentro la baracca, appesa alla quale c’era una targa di legno: “MONTEZUMA”.  Doc lo visitò, quindi gli porse una bottiglietta con un nettare nero: -Butti giù un bel sorso, senza pensare al sapore!- Il sapore era schifoso, ma al capitano poco importava; il sergente depose sul tavolo un pugno di gallette e Beam una bottiglia di Whisky, dopo averne bevuto un lungo sorso.  Si riposarono per un paio d’ore, durante le quali il sudista ingoiò tutte le gallette, poi lo scalpiccio di zoccoli si avvicinò. Il sergente aprì la porta col fucile in mano, per riporlo subito:

-Ben arrivato, comandante!-  Questi saltò dal cavallo, gli porse le redini ed entrò nella baracca: -Tutto è bene quel che finisce bene, vero capitano?!?-  Devaux non si scompose e il nordista continuò: -La giornata è ancora lunga, ora è lei che ci deve indicare il cammino…-

Il sudista se la prese comoda, poi: -Solo lei può sapere se la strada verso Athens è percorribile e sicura!-  L’uomo in divisa blu sorrise: -Certo… E siamo già sulla strada giusta! Bene, ho portato un altro cavallo, così possiamo abbandonare il carro. Sulla sella troverete un pacco con dei vestiti. Le divise devono sparire: il mio nome è Jeff, tu sergente ricorderai di chiamarti William e tu Devaux, Kriss, se ben ricordo… Porteremo tutti la pistola, ma la tua Kriss sarà scarica, naturalmente!.. Forza, muoversi!-

Buttate tutte le divise, riempite e legate le sacche alle selle, i cinque cavalieri si avviarono nella pianura verso Nordest; a sera avevano aggirato il villaggio di Macon e, guadato l’Ocmulge River, si erano accampati sulla sponda opposta, dove fecero un pasto frugale e una bella dormita, con Kriss ammanettato al sergente per impedirne la fuga.

Il mattino seguente ripresero il cammino. Devaux guidava il gruppo con a fianco il comandante: era l’occasione giusta: -A questo punto Jeff, dobbiamo parlare del sottoscritto! Io vi sto portando alla cassa, ma, senza certezze sul mio futuro, potrei anche sbagliare strada!- L’altro replicò cattivo: -Se sbagli strada lascerò che William ti rimetta nella bara a calci in bocca!-

-E resterai definitivamente senza malloppo, un ex militare povero in canna che ha perso la grande occasione della vita!-   L’uomo scartò col cavallo leggermente a sinistra come per allontanarsi un attimo da un compagno insopportabile.  Proseguirono fino a fermarsi per il pasto di mezzodì. Finito, si rimisero in sella; Jeff si avvicinò a Devaux:

-Portaci al bottino e ti do la mia parola che non ti torcerò un capello e sarai libero di andare dove vorrai… Senza problemi!.. La guerra è finita e tu risulti morto e sepolto!-

-Siete comunque in quattro, per cui la tua parola non mi basta!.. E poi io dovrei rifarmi una vita senza il becco di un quattrino, quando dividere tutti quei soldi per quattro, o per cinque non fa molta differenza!-  Il comandante ringhiò: -Per te la differenza è tra vivere, o morire!-

-E per te la differenza è tra diventare ricco, o rimanere povero in canna!- Replicò secco Kriss.  Il viaggio proseguì ininterrotto fino ad aggirare Madison, col solo William che entrava in paese per provviste.

A sera fecero il campo, accesero un fuoco, così che il sergente li avvistò e li raggiunse dopo un’ora. Le ferite di Devaux erano rimarginate e il gonfiore quasi sparito. L’aria cominciava a rinfrescare sul terreno ancora caldo e la vicinanza del fuoco era piacevole, ma i bisogni corporali si facevano urgenti.  Si alzò per allontanarsi di qualche passo sotto lo sguardo vigile del sergente e orinò con gusto verso il buio degli alberi. Passi svelti e Jeff gli si affiancò per fare la stessa cosa: sembravano due vecchi amici.  -Ho pensato a noi, oggi…- cominciò: -Chiederò agli altri di darti anche la loro parola e di lasciarti mille dollari per rifarti una vita… Non sono mica pochi! E poi, al diavolo, la guerra è finita e mio cugino non lo vedevo da quando aveva quattordici anni!-

-E no, caro, sono l’anello più importante della catena, senza di me niente soldi, per cui si divide per cinque e basta!.. Per quel che riguarda la parola, preferisco due colpi per la mia pistola! Voi siete in quattro, per cui comunque sicuri di vincermi: la garanzia per me sarà che, se cercherete di fregarmi, due di voi, non sapete chi, verranno all’inferno con me! E li voglio dalla prossima tappa, o forse comincerò a perdere un po’ di memoria!- Nel buio non poté osservare l’espressione dell’avversario, ma ognuno tornò in silenzio alla propria bisaccia per riposare.

Il giorno seguente una leggera foschia gli filtrò la sagoma verdeggiante ormai vicina dei monti Appalachi. Proseguirono tutto il giorno, tranne una breve sosta pranzo. I calli nel sedere cominciavano a dolere, ma a sera il campo presso il lago, con vicino le baracche di Allatoona, fu piacevole. Mentre gli altri mangiavano e conversavano vicino al fuoco, William chiamò Devaux da parte: -Ho per te un accordo che non puoi rifiutare: ok per dividere in parti uguali, di proiettili però solo uno!.. Sei troppo pericoloso per dartene altri!-  E lo porse al capitano. Kriss attese un lungo attimo, poi afferrò la cartuccia e la infilò nel cappello, che calcò in testa: se l’avesse infilata nel cinturone, o nella pistola gli altri avrebbero avuto il vantaggio di poter controllare a vista dov’era… L’accordo era siglato, quella notte non venne neppure ammanettato al sergente!

Il giorno seguente cominciò la scalata sulle basse colline a Sud degli Appalachi, per arrivare, nel pomeriggio alla vallata del Blue Ridge. Devaux girò a destra, seguendo il fiume verso la sorgente; quando a sera si accamparono, rifletté con soddisfazione che i tempi erano quelli giusti per il piano che aveva in mente.

 3°puntata: LA FUGA

La mattina scacciarono il freddo dalle ossa con una bella tazza di caffé scaldato sul falò, dopo essersi succhiati due uova fresche a testa. Poi la scalata lungo il costone che fiancheggiava il fiume si fece sempre più dura. In alto, come volessero controllarli, volteggiavano una coppia di falchi. Il sentiero girò a destra, per rigirare poi improvvisamente a sinistra su una malferma passerella di legno che attraversava il piccolo canyon formato da un torrente che confluiva nel Blue River. Non c’erano altri sentieri; Devaux fece il punto della situazione: -Il sentiero continua in quel canalone oltre il Rio… Dopo una trentina di metri gira a destra, un miglio di bosco e siamo al lago, dove ci potremo dividere il tesoro!..-

-Dici bene,- Gli fece eco Jeff: -ma quella passerella non mi sembra molto sicura!...-   -Esiste un’altra via, ma ci farebbe perdere  almeno cinque giorni in più!...- Esagerò Kriss; poi lo rincuorò: -Mentre questa, ammetto che è passato un po’ di tempo, ma se ha portato noi, quando ognuno aveva sulla sella un sacco di circa trenta chili di valori!.. Vuol dire che la collauderò io per primo, così potrete seguirmi tranquilli!-   -E magari la passerella si rompe appena sei passato e tu te la batti indisturbato per prenderti l’intero bottino, vero?.. William, passa prima tu e aspetta Kriss dall’altra parte, così veniamo anche noi tranquilli!- Devaux finse delusione, ma in cuor suo gongolava: la riuscita del piano ora dipendeva solo da lui!  Il sergente guardò un attimo gli altri: non era esattamente soddisfatto di collaudare quel passaggio, ma capiva che il capo aveva ragione… e poi mica era un novellino!  Scese di sella e, tenendo il cavallo per la briglia e cercando di tranquillizzarlo, iniziò la traversata con grande circospezione; la passerella cominciò ad ondeggiare e a gemere ed il cavallo era terrorizzato, ma ciò non impedì al sergente di ferro di mantenerne il controllo e di portare entrambi dall’altra parte, dove redini in una mano e fucile nell’altra, si girò e ordinò: -Ok, mandate Kriss!-  Jeff fece di sì col capo e Devaux, copiando le mosse di chi lo aveva preceduto, iniziò la traversata. Lentamente, con l’avvicinarsi della sponda opposta, la concentrazione del capitano si spostò sull’azione seguente: la notte precedente aveva messo l’unico colpo in canna ed ora non doveva sbagliare!

Arrivato, salì in sella e chiamò: -Avanti il prossimo!- Il prossimo era l’avvocato Beam: “evidentemente il comandante voleva collaudare al massimo quel ponte!” Sorrise Kriss. Aveva tolto il laccio alla pistola; attese che Beam fosse in chiara difficoltà, a metà del ponte, così da ostacolare la linea di tiro dei due rimasti sulla sponda opposta. A quel punto spronò improvvisamente il cavallo verso William, estrasse la pistola e gli sparò a bruciapelo, prima che questi, preoccupato per l’avvocato, capisse cosa stava succedendo; gli afferrò al volo il fucile, prima che cadesse. Spronò il proprio cavallo, trascinandosi dietro anche l’altro, fino alla vicina curva del canalone, scese e si riparò dietro la roccia… Dall’altra parte urla e trambusto si confondevano, nella speranza che l’avvocato si sbrigasse a passare per poter sparare… Devaux alzò il cane dello Springfield, mirò con cura e fece fuoco sulla fune di destra di sostegno del ponte. Il ponte ondeggiò, forse per il terrore che aveva preso l’avvocato, perché la fune non era recisa. Ma uno Springfield ha sette colpi… Kriss ricaricò ed il secondo colpo tranciò la fune! La passerella si torse su se stessa, scaricando cavallo e cavaliere in fondo al Rio. Kriss caricò rapidamente il terzo colpo e, prima che dalla riva di fronte si riavessero e cominciassero a sparare, mirando con calma alla fune di sinistra, tranciò pure quella: il ponte di corda e legno ondeggiò, poi prese velocità e con uno sconquasso assordante si andò ad infrangere sulla sponda rocciosa opposta del canyon.  Devaux balzò fuori dal nascondiglio, afferrò le briglie dei due cavalli imbizzarriti e, con grande autorità, li tirò dietro la curva del canalone, sfidando i miagolii di un paio di colpi che gli scaricavano dall’altra riva.  Poi, al coperto, avanzò fino alla fine del canalone, quindi, anziché andare verso il lago, dove aveva raccontato vi fosse l’inesistente tesoro, ovvero dove avrebbero cercato di andare con giorni di marcia Jeff e Doc, convinti di trovare lì lui e i soldi, girò decisamente a sinistra: casa sua non era poi tanto distante e se conosceva bene quelle zone era per le battute di caccia alle quali aveva partecipato col padre e lo zio da giovane, altro che per avervi nascosto il bottino di guerra!... Com’era facile imbrogliare la gente approfittando delle loro stesse convinzioni!

Adesso un Rio quasi secco scendeva a valle, formando una depressione facilmente percorribile.  Kriss cavalcò tutto il giorno, alternando tratti a piedi alla sella per riposare il cavallo.  A sera fece un piccolo bivacco in basso vicino al fiume: senza sorprese domani sarebbe tornato a casa!                     4° puntata                                                        CHATTANOOGA…       L’indomani cavalcò con decisione una pianura che conosceva bene; sui due cavalli aveva ancora provviste, per cui evitò Cleveland. Nel pomeriggio arrivò in vista di Chattanooga e lo sconforto cominciò a prenderlo nel vedere le distruzioni lasciate dalla guerra!.. Molte fattorie erano state devastate dal fuoco, i campi incolti e desolati, spesso i vari fiumi della zona dovevano essere guadati perché i ponti erano stati distrutti.  Non aveva visto né daini, né caprioli, quasi che la fauna selvatica, di solito abbondante in quei luoghi, fosse stata anch’essa fatta sparire dalla guerra.  Preso dall’ansia, aggirò il paese da destra e cercò di raggiungere nel più breve tempo possibile la sua fattoria sotto il pendio dei Cumberland.  Quando superò il boschetto che la divideva dalla città e la vide, sperò che fosse un sogno, sperò di essere già morto in guerra! Della casa, le stalle e le capanne dei dipendenti restavano come pali solo le desolate colonne coperte di nerofumo… Il luogo era deserto, non un essere umano, nemmeno un animale in giro!.. Che ne era della sua famiglia, sua figlia, sua moglie, il vecchio padre.. Che fine avevano fatto?.. La risposta più probabile gli fece accapponare la pelle, le lacrime gli torturavano gli occhi, a lui che non aveva più paura di nulla da tempo, che aveva combattuto senza tregua una guerra cattiva e ingiusta!  Doveva star calmo, riflettere e trovare una soluzione…Il paese era da evitare, se lo avessero riconosciuto… Il timore del peggio lo portò al cimitero, per controllare le tombe. Controllò che non vi fosse nessuno ed entrò; fila per fila cominciò a leggere i nomi sulle lapidi e il ricordo di tanti volti noti lo fece disperare ancora… Poi vide: Chatlin Red in Devaux, di fianco Charlotte Devaux, e poi quella del vecchio padre…i fiori freschi sulle tombe! Kriss cadde in ginocchio, il cuore a pezzi, non aveva più nemmeno la forza per piangere: estrasse la pistola dalla fondina, alzò il cane e la puntò alla tempia… Maledetta guerra, non aveva avuto nemmeno il buon senso di farlo morire in battaglia, doveva farlo da solo!...

-Signor Devaux!- Il sussurro gli ringhiò all’orecchio: una mano gli strappò la pistola. Si girò lentamente, tanto nulla lo poteva impaurire ormai: davanti a lui, in piedi, con espressione preoccupata stava Tom, il migliore dei venti lavoratori neri della sua piantagione, forse l’unica persona rimastagli di cui si potesse fidare!  -Signor Devaux, venite via, andiamo su da me!.. Ricordate?.. Su, verso le colline mi deste il permesso di costruire la mia capanna! Venite là e parliamo, io sono un negro, mica un nordista, nessuno ci disturberà!-

Si lasciò trascinare all’esterno: anche Tom aveva una cavalcatura e se lo condusse, tirando per le briglie il suo cavallo fino alla capanna.  Lo fece sedere, posò sul tavolo una bottiglia di liquore e lo fece bere, poi bere ancora, senza parole, poi a Kriss cadde la testa sul tavolo e si addormentò di un sonno che gli impedì almeno fino al mattino di pensare, o provare qualcosa!

Il mattino seguente si svegliò muto, apatico e con tutte le ossa dolenti, ma con la testa che si stava trasferendo dall’idea di farla finita a quella di chi doveva pagare per tutto ciò. Tom, senza sprecare una parola, gli preparò caffé caldo, latte di capra e una bella fetta di Bacon, rosolata sulla stufa e Kriss lentamente ingurgitò tutto.  -Vi vedo meglio, Signor Devaux!- Ruppe il silenzio l’uomo di colore: -Che fortuna essere ancora al cimitero ieri, dopo aver portato i fiori, quando voi siete arrivato! Se l’avesse riconosciuta lo sceriffo, oppure il sindaco, o qualcuno di quelli che collaborano coi nordisti, l’avrebbero sicuramente arrestata! Qui si sa della condanna…-

-Già, molto presto si saprà che sono morto prima dell’impiccagione…- Rispose Kriss: -Quindi io non esisto più Tom, sono un fantasma, anzi, quando la mia barba grigia sarà più lunga e avrò inforcato questi…- Prese dal taschino della camicia un paio d’occhiali piccoli e rotondi: -Nessuno mi riconoscerà  e sarò un altro uomo!-

-Giusto, così avrò il tempo di spiegarvi cos’è successo qui e chi ne è responsabile!-

-Ma tu non sei grato a Lincoln che ti ha liberato definitivamente?-

-Così pensavo quando ho lasciato la fattoria per arruolarmi nell’unione!- A quel annuncio Devaux per poco non cadde dalla sedia: -Voi ve ne eravate andato già da tre anni, altri miei compagni neri erano fuggiti per arruolarsi coi nordisti e combattere per la fine della schiavitù! L’azienda, con solo vostro padre non più tanto in salute a dirigerla e pochi servitori stava morendo: così ho deciso anch’io di combattere per un’America migliore! Ero nelle retrovie quando il mio reggimento è passato di qua: ho cercato di oppormi al massacro dei vostri cari e alla distruzione dell’azienda, ma sono stato arrestato e ho rischiato la fucilazione!... Ora la guerra è finita e che ci ho guadagnato? Mi hanno mandato a casa, non ho più un lavoro e qui si fa la fame… E i negri come me, se vogliono un pezzo di pane, devono lavorare più di prima, disprezzati più di prima, senza avere un posto dove stare… Allora  voi ci avevate dato da mangiare, una capanna, un giorno libero la settimana per poter stare con le nostre mogli, aver dei figli… una famiglia!... Ora siamo più schiavi di prima… Siamo come quegli operai bianchi, li ho visti passando col reggimento nelle fabbriche del Nord, che lavorano anche la domenica, senza orari, paghe bassissime e tuguri per casa!-

Al primo istante Kriss, che supponeva di essere stato un padrone giusto, come lo era stato suo padre, era rimasto sorpreso da un Tom in giacca blu, ma ormai la sorpresa aveva lasciato posto all’amarezza: -E così, caro Tom, noi due siamo andati in guerra credendo in un mondo migliore e, pur su sponde opposte, abbiamo perso entrambi!.. Non so come poter aiutare te, ma so cosa voglio io: la vendetta!.. Perciò spiegami cos’è successo qui e chi ne è responsabile!-   Tom si appoggiò alla parete di legno, vicino alla finestra:  -Quando arrivammo qui coi carri delle vettovaglie parte del paese era già stato messo a ferro e fuoco dagli squadroni a cavallo che ci precedevano. Era sempre la stessa storia. Il comandante, prima di raggiungere qualsiasi abitato sudista, ci diceva che dovevamo saccheggiare, distruggere ed incendiare tutto, per non lasciare viveri ed attrezzature al nemico: è chiaro che per fare ciò, una truppa, scatenata dall’odio della guerra non rispettava neppure i civili, soprattutto in mancanza di punizioni in merito!... Approfittando della confusione e temendo il peggio, frustai i cavalli verso la nostra fattoria (a Devaux quel “nostra” scaldò il cuore: Tom era dalla sua parte!) ma la trovai già a fuoco, con la signora Chatlin a terra, morta, coi vestiti strappati: della signorina Charlotte udii le ultime urla, era corsa tra le fiamme, preferendole a quella violenza! Cercai di correre in suo aiuto, ma sono stato abbattuto a colpi di calcio di fucili e poi arrestato… Ho evitato il plotone d’esecuzione solo perché temevano che al processo militare denunciassi le violenze!- Devaux, coperto di sudore, ebbe un tremolio isterico; ma poi riuscì a controllarsi: -Come avevano fatto ad arrivare così presto alla ”nostra fattoria”, distante dal paese e nascosta dal boschetto?-

-Sceriffo e sindaco attuali hanno avuto le rispettive cariche per aver aiutato noi nordisti in queste scorrerie! Il terzo era Scoffield, col suo capoccia, che, con la confisca dei terreni di ribelli noti come lei, hanno triplicato le loro proprietà!-

-Voglio che muoiano nel fuoco tutti e quattro!- Fu la sentenza di Kriss: -Ho bisogno di te, Tom!.. Dammi solo il tempo di studiare un piano!- La laconica risposta dell’uomo di colore non tardò: -Potete contare su di me!-

Devaux passò quel pomeriggio a cavallo sui monti. Quando rientrò a sera, con una fame da lupo, si mangiò con calma tutto quello che aveva preparato Tom, poi lo interpellò: -Io ho un fucile e una pistola, ma non ho munizioni di scorta… E tu?-  -Ho uno Spencer con cinque cartucce in tutto!- Rifletté il nero. E Kriss: -Servono munizioni ed io non posso rischiare di farmi vedere in paese e non ho una lira!-    -Nove dollari e settanta cents, che speravo di spendere in roba da mangiare!- Rispose Tom.


Pochi aumentano potere e ricchezza con la guerra: tutti gli altri, vincenti o sconfitti  perdono. La secessione Americana, prima guerra moderna decisiva per l’assetto mondiale, non fa eccezione. Tom, ex schiavo nero dei Devaux, arruolato coi vincitori, a fine guerra trova solo macerie dell’azienda dove lavorava. Peggio ancora per Devaux, ufficiale Sudista, condannato a morte. Combattente confederato leggendario, riuscirà a sfuggire a una condanna infame (i processi li fanno i vincenti!) per ritrovare a casa solo macerie e morti.  Il dolore lo porterà ad una feroce vendetta, ma una vecchia conoscenza gli ridarà la speranza: la figlia è scampata al massacro fuggendo nel lontano Ovest.  Con l’aiuto di Tom (ora amico!) del comandante di un battello sul Mississipi, di un ufficiale dei servizi segreti del Nord e di un famoso capo indiano attraverserà tutte le contee occupate dall’esercito unionista e riuscirà a riabbracciarla adattandosi ai costumi Mormoni (Deseret, Utah) per ritrovare la pace.  Ma anche il progresso lo decide chi vince… La disperazione  risveglirà in lui il vecchio guerriero…