IL CAMPIONE

Anteprima del “Giallo”... o l’antipasto del “Giallo”?...

 

IL CAMPIONE (breve racconto di 3 pagine)
Con un balzo, che sarebbe stato spettacolare, se non fosse stato nascosto dalle tenebre umide di nebbia caliginosa di quella fredda notte novembrina, Carlo si afferrò alla base del balcone del primo piano; con un poderoso colpo di reni vi issò anche i piedi e, con una rotazione a compasso del braccio destro, agguantò la ringhiera. 
Un profondo respiro, un balzo e planò, plastico e silenzioso, all’interno del balcone. 
”Gente, che atleta!...” Si beò da solo “... Sono sempre il migliore, alla faccia di quel coglione incompetente di allenatore e dell’invidia dei miei ex-compagni!” 
La cassetta del gas, fissandolo immobile, infingarda e ben chiusa, lo riportò alla realtà: 
“Maledizione, la chiave?... Sta a vedere che la nonna si è ricordata di riporla nel solito chiodo, a fianco del bruciatore, in cucina!” Carlo osservò la tapparella abbassata e si sentì impotente… 
Si impose la calma e si guardò attorno. Il balcone girava attorno all’ angolo del palazzo; lo percorse fino in fondo e scrutò sull’altro lato... Eureka! La tapparella della portafinestra ad est era alzata di quel tanto da lasciar posto sulla soglia agli amati vasi di fiori della nonna, che, così riparati, prendevano luce fin dai primi albori. 
“Benedetti fiori, finalmente servite a qualcosa!”  Ironizzò Carlo e, nello spostarli afferrando le piante, denunciò il suo scarso amore per il mondo che lo circondava. 
Alzò lentamente la tapparella a metà, attento a non far rumore; la finestra era solo socchiusa e, facendo semplicemente leva col trincetto a serramanico che portava sempre con sè come un’arma impropria, aprì senza fatica la chiusura a cerniera.  Con la mano sinistra tenne sollevata la tapparella e con la destra, allungandosi all’interno, tese il nastro fino a fermare il serramento.   A questo punto mollò tutto, si introdusse nel salottino e, muovendosi con grande circospezione, trovò a tentoni la porta dell’adiacente cucina. 
La fiammella del minimo del bruciatore lo guidò: la chiave era lì, al proprio posto, appesa al muro.   La prese, fece silenziosamente il cammino a ritroso, aprì la cassetta del gas, ne chiuse il rubinetto e restò chino in attesa, nascosto dalla ringhiera a eventuali curiosi dei palazzi vicini, che a quell’ora, in quella zona periferica e tranquilla, dormivano tutti!
”Povera vecchia nonna! Ormai che ci sta a fare al mondo? In fin dei conti le faccio un favore a spedirla al creatore così tranquillamente, durante il sonno!” 
E poi lui aveva ben diritto di trovarsi una casa, visto che lo avevano sfrattato e che, dopo gli ultimi due licenziamenti (uno per essere venuto alle mani col “capo”, l’altro per “scarso rendimento”), non gli riusciva più di trovare un lavoro decente! 
“Nemmeno l‘istituto previdenziale piangerà se avrà una pensione in meno da pagare!...” Si consolò Carlo   “... E poi la nostra è una società progredita, industriale; guarda un pò come si fa in fabbrica con le vecchie attrezzature obsolete: si buttano!” 
Ecco, il gas restante nella parte di tubo che andava dal contatore al bruciatore doveva essersi esaurito ora, per cui la fiamella era sicuramente spenta! 
Carlo riaprì il rubinetto, richiuse la cassetta e si introdusse di nuovo nell’appartamento. 
Già nel salottino si avvisava l’acre odore di gas: ecco cosa succede ai taccagni che si tengono un bruciatore antidiluviano, non controllato e non dotato di dispositivo di sicurezza!  Con cautela tornò in terrazza, da dove, sporgendo il braccio verso l’interno, afferrò il nastro che abbassava la tapparella e se lo trascinò verso l’ esterno, lasciando che questa si abbassasse lentamente. 
La rimise all’altezza in cui l’aveva trovata, sudando copiosamente per la fatica nervosa, mollò il nastro che, la molla, con un leggero schiocco che nella notte lo fece sobbalzare come uno sparo, riavvolse al proprio posto. 
I nervi stavano per cedergli ora, doveva controllarsi!  Sdraiandosi a terra e allungando il braccio, riaccostò la porta finestra; attese qualche minuto, acquattato dietro la ringhiera, poi, sicuro che nessuno si fosse accorto di nulla, si calò velocemente dal balcone, balzando silenzioso come un felino sul marciapiede. 
Un attimo e sparì come un fantasma nella notte. 
Quando la mattina seguente la nonna, che aveva passato la notte dall’ amica del piano superiore, bloccata a letto da una sciatica, rientrò in casa, venne investita dall’aria satura di gas.   Corse ad aprire la finestra del salotto, per cambiare aria, e si meravigliò di aver dimenticato di bloccare la serratura; poi vide i vasi dei fiori fuori posto... 
La mente ancor lucida le fece girare lo sguardo verso la cassetta del contatore del gas:la chiave infilata nello sportello?!?! 
La brava vecchietta era stata una buona lettrice di gialli fin dall’infanzia: le fu subito chiaro che non serviva l’idraulico, ma i carabinieri!  
Mentre si avviava al telefono, incominciò a far congetture: chi conosceva di così disgraziato da esser disposto all’omicidio pur di vederla morta?... 
”... Ma certo, uno forse c’era!...” 
Sollevò la cornetta e compose il numero...